Là dove il calcolo sogna e incontra la bellezza, nasce il genio.
T’amo, e più non odo le mie parole. Sol delle tue, ora m’è colmo
Io, sono avanguardia. Non mi interessa la contestazione.
Primavera, fa’ che tra le fragole non giunga altra stagione, allontana il bianco inverno le sue cime, il suo bastone.
Se così io mi rivelassi, tanto fragile da non piacere più ad alcuno e mi accorgessi
Se togli tutto ad un uomo inevitabilmente, diverrà, un dittatore! Prima di tutto verso se stesso.
Dotti, politici, badanti. Come mignotte austere,
Fuggi o speranza che mi grava che mi opprime. Fuggi,
Desideri senza pretese ci han forgiati. Seduti, su un altare di gradini
Corrono le biglie, tra i castelli di sabbia e sale e le gabbianelle ora si librano,
Ho imparato che rivalsa e vendetta non colmano quel vaso vuoto che è il dolore.
Ingegnere, Idraulico, Mercante. Soffri d’amor, Ne ebbe
Quanti lustri ci separano, da ciò che eri e ciò ch’è stato. Dai ricordi di un bambino, da rincorse a perdi fiato. Dalla scuola e le sue madri,
Un bacio ancora e ti vorrei tra le mie gambe nude. Ad ascoltare, sentire,
Non ci saranno prediche, Né più sermoni, Su ciò che ha afflitto Noi, Uomini nuovi.